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«Asfodeli Da Conservare»   (2008, registrato @Audio Recording Studio - Bologna)

 

 

"Solo chi cambia rimane fedele a se stesso".
Ho già fatto questa citazione parlando della nostra storia e non mi dispiace tornare a ripetermi.
«Asfodeli Da Conservare», in questo senso, rappresenta il primo, vero album degli «ear».
Un lavoro decisamente diverso dal precedente sotto molti aspetti. Ne identifico tre principali: lo spirito con cui io ed andrew abbiamo concepito e realizzato l'intero progetto; la scelta (finalmente) della lingua italiana; e, certamente, la presenza di una ritmica espressa attraverso le percussioni e strumenti affini.
L'idea di una collaborazione con i Wave Percussion nasce già nella Primavera del 2006: durante una gita in canoa insieme a Luke azzardai questa possibilità. E non ci fu molto da discutere: mio cugino si mostrò ben disposto ed entusiasta. I brani sono nati tutti fra gli ultimi mesi del 2006 e i primi dell'anno nuovo: Luke ha partecipato alle prove fin da subito, non appena io ed andrew avevamo chiara la struttura del singolo pezzo. Era necessario che Luke prendesse coscienza (e confidenza) in fretta della dimensione in cui volevamo si inserissero le percussioni: e non è stato semplice, affatto scontato, credetemi. Volevamo ben altro che un semplice sottofondo ritmico; quello che cercavamo era piuttosto l'espressione di uno stato d'animo rinnovato. Il battere di un cuore nuovo. E in effetti in ogni brano, almeno nelle nostre intenzioni, le congas raccontano una propria storia che accompagna la voce e la sostiene nel pathos.In questo lavoro, in effetti e per la prima volta, le parole sono "piene" ed esprimono direttamente il loro significato (figurato o letterale che sia): non ci sono più quegli "spiacevoli" compromessi che derivano da una lingua straniera, dall'inglese per lo più. Credo faccia parte di un percorso "obbligato": la Musica inglese/americana ci ha influenzato (mi riferisco alla nostra generazione) a tal punto da crescere convinti che la sonorità della lingua anglosassone fosse di gran lunga migliore e più adatta specialmente per certi tipi di Musica. Sono pronto a scommettere che tutte le band esistenti in Italia hanno cominciato la loro esperienza musicale proponendo cover straniere e/o brani propri in inglese. Ripeto, è un percorso obbligato: poi, maturando, è bello scoprirsi con altre necessità. Io ho sentito arrivare il cambiamento durante la Primavera immediatamente successiva all'uscita di «La Stanza Della Cera», nel 2006: lo ammetto, all'inizio quasi mi vergognavo. Non riuscivo ad immaginarmi "cantare in italiano". Cercavo giustificazioni e facevo buffe prove di come risultava il suono. Poi l'esigenza si è rivelata chiaramente: quello che cercavo era la possibilità di giocare liberamente con le parole. Ho sempre amato scrivere; e l'ho sempre fatto con un senso del tutto personale, rivolto al punto in cui il mio significato si sposa con la parola. E' come un disegno che prende forma e colore. Andrew, inizialmente, era abbastanza scettico: temeva che ne sarebbe andato perso molto dell'impatto musicale. Euly invece, musicista dalla nascita, non aspettava altro: e ha risposto con un sorriso che mi dava il benvenuto in un nuovo mondo. Ed è stato realmente così: lo spazio raggiungibile utilizzando la propria lingua è sterminato. E' una banalità questa, lo so, ma in campo musicale ha significato davvero tanto - almeno per quel che mi riguarda. E' come se la fantasia si fosse "sciolta" all'improvviso lasciandomi controllo totale sui pensieri, le immagini. La serenità raggiunta è impagabile: è possibile sorridere e piangere e avere scariche di brividi mentre si canta, poiché adesso non ci sono più filtri. Il filo sottile che collega la parola alla voce tiene stretto anche me.

 

 «ear» - Asfodeli Da Conservare

«Asfodeli Da Conservare» è un album di speranza.
Speranza nel presente.
Nell'oggi che stringiamo.
Undici canzoni che parlano delle mie cose intime, senza giustificazione.
Se riesco a fermare in Musica un istante del presente che per me conta e ha valore, allora io sono riuscito a scrivere la canzone che volevo.
Quella di cui avevo bisogno soprattutto.
Il sentiero di me che prende vita si srotola davanti a immagini molto semplici; quasi invisibili.
Nascoste, forse.
Non si tratta di cercare poesia.
Ma di sapere dove trovarla.
E non si tratta nemmeno di spiegare uno stato d'animo.
Ma piuttosto di salvaguardarlo.
Questo sono io oggi, a 28 anni.
E questa è la Musica che racconta di me.
Con l'arrivo della Primavera anche questi miei asfodeli rinsecchiti torneranno a fiorire.

 


 
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