Menu Content/Inhalt
«La Stanza Della Cera» (2005, registrato @NoiseStudio - Massalombarda, RA)


Pochi passi. Voci in sottofondo che ridono, e tentano di farsi coraggio: qualcuno parli e dica qualcosa! Intanto un violino, sottile, quasi di nascosto illumina una via possibile. Non quella definitiva, badate bene. Ma possibile. Adatta a quelle voci, forse. Adatta a chi ha bisogno della Musica, per dare un senso alla parole.

Strettamente legato all'arrivo di Euly, il primo lavoro degli «ear» rappresenta un passo fondamentale per l'anima del gruppo e dei singoli componenti. Le esperienze individuali del periodo avevano influenzato molto le liriche, ma soprattutto la "condizione" del suono. "Condizione" sembra rendere il concetto: io ed andrew avevamo creato un ambiente pronto a implodere con noi. E noi insieme alla Musica. Candele, luci soffuse. Oggetti vecchi ri-adattati. Sedie antiche. Chitarre, fogli, matite. Legno e specchi. Nessuno aveva accesso a quella Stanza. Si entrava in silenzio. Il mondo restava fuori. Era possibile sopportare e dare un nome alle nostre cose quando eravamo lì dentro.

«La Stanza Della Cera» in questo senso diventa molto più di una sala-prove. Simbolicamente è piuttosto il luogo che tiene stretto i nostri segreti. Speranze e sogni. Delicatamente, tutto in Musica.

  La scelta dei brani da registrare è stata fin da subito piuttosto veloce. L'idea era quella di presentare le diverse sfaccettature, seppur indissolubilmente legate fra loro, dell'anima degli «ear»: «I Think You Will (Pop Song)», «Solution» e «Bounce (within a chorus)».

Voglio cominciare dall'ultimo.

Saltellare, rimbalzare dentro a un ritornello. La canzone, più breve rispetto alle altre tracce, ruota tutta attorno alla struttura della chitarra (scritta da andrew): un ritmo nerovoso, dove battere e levare si confondono per poi lasciare spazio ad un ritornello di poche corde appena sfiorate. Il testo parla di una presa di coscienza, arrivata comunque troppo tardi: la rabbia si trasforma in un senso di pietà. Quel che rimane è un riso amaro per i sogni sprecati ingenuamente. Tutto è fragile e inconsistente. Così il "sis felix" che chiude il pezzo, è un ironico augurio per chi non merita altro che la propria vita.

 

«Solution»: un brano importante ed estremamente caro a me ed andrew. Un pezzo difficile, musicalmente parlando, tuttavia sia la Musica che le liriche si sono incastrate senza alcun riadattamento. Il giro di chitarra esprime con profondità il potere dell'accordatura e il ritornello, nella sua completezza, non lascia nulla di scontato. La Soluzione è la Musica; dentro all'immagine che si delinea sullo sfondo, la Musica diventa l'unico mezzo con cui poter esprimere quella stessa immagine: una speranza di dolcezza gonfiata da un Sole primaverile, poi spezzata e lasciata senza vita nel cuore e negli occhi.

 

«I Think You Will (Pop Song)», una canzone Pop, è il brano "singolo" che meglio rappresenta la nostra formazione per il pubblico. Un giro di chitarra semlpice che accompagna accordi aperti e solari. E' una canzone d'amore; la speranza che ogni Primavera portà con sè diventa una possibilità vera, da poter stringere. Non è l'amore tuttavia protagonista della canzone, ma le linee malinconiche che in percorsi diversi tracciano tutto il brano. Ma questa forse è una caratteristica che va ben oltre la singola traccia in questione e riguarda tutta la Musica degli «ear» ("...mi dispiace così tanto!").

 

«La Stanza Della Cera» rappresenta uno di quei lavori che, nonostante il loro essere brevi, immaturi (sotto molti punti di vista) e azzardati (per forse troppa ingenuità), racchiudono in sè un potenziale molto ricco. Si tratta di capire e avere il coraggio di cambiare, sfruttando tale potenziale. Credo sia proprio in questo passaggio che si riveli tutto il valore di questo piccolo progetto. Senza «La Stanza Della Cera» non sarebbe possibile pensare alcun miglioramento nella nostra Musica.

 
Home
Login
Tu diventi Me
Rigonfiamenti
la bolla
musica liriche e registrazioni
Links
Eventi
News
sitemap
Galleria